Sempre più spesso sento affermazioni come “ho l’ansia”, “faccio un corso per la gestione dell’ansia”, “l’ansia fa male al nostro corpo”, “non dormo perché ho l’ansia”. L’ansia sembra ormai sulla bocca di tutti. Una sorella un po’ antipatica con cui ogni tanto conviviamo senza troppo entusiasmo.

Ma che cosa è esattamente l’ansia? È uno stato emotivo caratterizzato da sensazioni di tensione ed apprensione, pensieri preoccupanti e/o catastrofici e da una serie di modificazioni fisiologiche (come ad esempio aumento della pressione sanguigna, aumento della frequenza del battito cardiaco, respiro affannoso, sudorazione).

È una risposta normale e innata di attivazione, caratterizzata da un aumento della vigilanza e dell’attenzione che ha l’obiettivo di prepararci ad affrontare il pericolo percepito predisponendoci a una risposta di attacco o fuga. E’ un’emozione che tutti sperimentiamo.

Mi preme sottolineare come l’ansia sia soggettiva. Ognuno prova ansia per cose diverse e ad un’intensità diversa a seconda della sua personalità, della sua storia, dei suoi scopi, dei suoi bisogni.

Qual'è la differenza tra paura e ansia? E’ possibile fare confusione tra ansia e paura ma queste non sono la stessa cosa. Possiamo dire che sono cugine lontane, o che la paura è una parente antica dell’ ansia perché ha origini più ancestrali nella storia dell’uomo.

La paura è una risposta elementare e automatica a un oggetto, situazione o circostanza specifica e che riguarda il riconoscimento (percezione) di un pericolo effettivo o potenzialeun’emozione che si attiva di fronte ad un pericolo reale ed immediato (ad esempio se vedo un orso venirmi incontro provo paura, non ansia). E’ fondamentale per la nostra sopravvivenza perché ci prepara a metterci in salvo da pericoli. In genere la paura è vissuta intensamente, si attiva di fronte a un oggetto specifico, ed il nostro livello di attivazione si innalza improvvisamente e cessa quando il pericolo si allontana.

L’ansia al contrario si attiva invece a fronte di minacce più sfocate, ipotetiche e non immediate. Ci segnala un pericolo che non è detto che si manifesti, ma che se accadrà potrebbe (forse) avere conseguenze spiacevoli e che minacciano i nostri scopi. Meno intensa della paura, nell’ansia il disagio è più prolungato, con un inizio ed una fine meno netti.

Dobbiamo avere paura dell’ansia? Provare ansia non significa soffrire di ansia. Come detto inizialmente tutti proviamo ansia nella vita e non si può pensare di vivere una vita senza ansia.  Anzi, l’ansia a volte ci è anche utile in quanto ci permette di affrontare situazioni impegnative con un maggior grado di attenzione, vigilanza e combattività. Un livello di ansia “giusto” ci permette di avere una migliore performance. In situazioni prestazionali importanti (ad esempio un esame, un colloquio di lavoro, una prestazione sportiva etc.).

Quando l’ansia è a livelli bassi ci sentiamo rilassati, vi è poco coinvolgimento e attenzione verso il compito e anche il livello di prestazione è a zero o molto basso.

Mano a mano che l’ansia aumenta, il nostro sistema nervoso simpatico si attiva ed aumentano la vigilanza, l’attenzione, la capacità di pianificare e prevedere le conseguenze. In questo modo la prestazione si fa via via più buona fino a diventare ottima in cima alla curva.

Tuttavia, se l’ansia aumenta si perdono la concentrazione e l’attenzione e la prestazione precipita. In questo caso, nella parte tutta a destra della curva, l’ansia é talmente elevata che non ci permette di usare appieno le nostre abilità cognitive. Ci si blocca.

Quando è che l’ansia fa male? L’ansia spesso non costituisce un disturbo in sé, ma è un “sintomo” presente in maniera trasversale in diversi disturbi psichiatrici (un po’ come la febbre può manifestarsi in una molteplicità di condizioni). In altri casi, diviene invece il fulcro predominante del problema e si parla di “disturbi d’ansia” (ad esempio disturbo da attacchi di panico, fobie, disturbo d’ansia generalizzato, disturbo post-traumatico da stress, disturbo da separazione)

Per distinguere un’ansia “normale” da una “patologica”, possiamo riflettere su alcuni punti:

  • Livello di ansia: se si percepisce che il livello di ansia che si prova è molto alto (ad esempio se é piú alto di quello a cui eravamo abituati in passato o rispetto a quello che ci sembra che provino la maggior parte delle altre persone di fronte a simili circostanze)
  • Frequenza: se l’ansia si manifesta frequentemente e tende a non essere più circoscritta a singoli episodi o a determinati eventi, divenendo la modalità attraverso cui si affrontano molte situazioni
  • Congruenza con lo stimolo ansiogeno: se l’ansia risulta sproporzionata o ingiustificata rispetto allo stimolo che la provoca (che spesso risulta anche non facilmente identificabile)
  • Visione di noi stessi di fronte all’ansia: se sentiamo di avere paura della nostra ansia, se abbiamo la sensazione di essere vulnerabili e con poco controllo sui nostri sintomi e pensieri ansiosi
  • Conseguenze dell’ansia: se lo stato ansioso patologico ha delle conseguenze somatiche (cefalea, insonnia, inappetenza o impulso a mangiare, difficoltà digestive, frequente bisogno di urinare, sudorazione) e/o conseguenze sul funzionamento psicosociale (quando complica o inibisce la capacità di portare avanti la propria routine, uscire, lavorare, coltivare e/o costruire relazioni)

Chiedere il consulto di un professionista nel caso in cui percepiamo i nostri sintomi ansiosi come eccessivi e debilitanti è sicuramente un’ottima idea. Una diagnosi precoce e l’individuazione del percorso più adatto sono un passo fondamentale per affrontare i disturbi connessi all’emozione ansiosa, per comprenderne il significato all’interno del nostro funzionamento, i meccanismi di mantenimento, nonché per prevenire peggioramenti ed apprendere tecniche per controllarla e renderla costruttiva.

Dott.ssa Alessandra Bulgarelli
Psicologa Clinica Tel. 391/1553427